Roberto Pellerey

Un progetto non realizzato con Louis Marin

Roberto Pellerey


A differenza di altri interventi che hanno fatto riferimento a opere realizzate da Marin e a testi effettivamente scritti, mi trovo nella particolare situazione di fare riferimento a qualcosa che non c’è, ovvero a un progetto che era stato discusso con Marin ma non è poi stato condotto a termine. Si tratta quindi del racconto di come è nato e cosa doveva essere un progetto non realizzato. Per capire di cosa si tratta bisogna ritornare al mese di settembre 1986, quando c’è stato il mio primo incontro con Marin, quando cioè mi sono presentato all’École con un altro progetto di studio, l’analisi di alcune grammatiche e lingue filosofiche universali composte a fine Settecento in Francia : mi sono rivolto a Marin con questo progetto per trasformarlo in un Mémoire di DEA. L’idea gli è piaciuta, e queste lingue filosofiche sono state analizzate per il DEA, ma questo lavoro si è poi avviato in una seconda direzione, la costruzione diretta nella grammatica francese, l’argomento che entra in gioco in questo caso. La costruzione diretta nella storia della grammatica francese è diventato il tema della mia tesi di Dottorato, svolta all’École sotto la direzione di Marin. Per comprendere il suo interesse a questo secondo progetto, occorre ricordare di cosa si trattava. Il suo punto centrale è stata la ricostruzione dei modi in cui all’interno della grammatica francese, nell’arco di tre secoli, non solo diventa obbligatoria la regola sintattica della costruzione diretta Soggetto-Verbo-Oggetto, non solo questa costruzione diventa uso linguistico effettivo, ma questa regolarità sintattica assume un valore ideologico. A questa regola della sintassi infatti viene attribuito un valore particolare, poiché su questa regolarità si fonda la dimostrazione che la lingua francese è una lingua perfettamente razionale in quanto la struttura logica Soggetto-Verbo-Oggetto riconduce nella grammatica la regolarità razionale della struttura ontologica della realtà, che si costruisce a partire dai soggetti, che in seguito effettuano un’azione (riportata dal verbo) e in terzo luogo comportano la presenza di un oggetto su cui viene esercitata l’azione. Era questo in sintesi il tema del lavoro per il Dottorato. Si ricostruiva come da una parte la costruzione diretta era diventata regolare nella grammatica e nella teoria grammaticale a partire dal 1550 e come in particolare verso la metà del ’600 nasce l’enfasi ideologica sulla costruzione diretta come struttura che dimostra la superiore razionalità logica del francese rispetto ad altre lingue europee, fatto che a sua volta comporta la celebrazione della superiorità della cultura che si esprime in questa lingua, della nazione che parla questa lingua. È una grande costruzione ideologica che si svolge attorno al secolo di Luigi XIV. La tesi confontava poi l’evoluzione grammaticale del francese tra Cinquecento e Ottocento con quella di altre lingue europee (con le loro diverse enfasi ideologiche nazionali) e ricostruiva le distorsioni interpretative dei testi classici operate da grammatici e filosofi francesi tra Cinque e Ottocento per attribuire questa difesa della razionalità superiore della struttura Soggetto-Verbo-Oggetto già a filosofi, retori e grammatici greci e latini, massime autorità di riferimento teorico grammaticale.

Svolto questo lavoro per la tesi di Dottorato, restava un’altra questione di cui si era parlato tra noi all’inizio. Doveva essere uno dei due argomenti della tesi stessa, ma si è poi rivelata troppo ampia e troppo complessa in quel contesto, ed è stata progressivamente accantonata. Si trattava della connessione tra storia della grammatica e storia della pittura. È diventata così un progetto da svolgere successivamente, e che ho iniziato a riprendere, discutendone con Marin, quando la tesi di dottorato era già terminata.

La premessa era la constatazione che la struttura concettuale Soggetto-Verbo-Oggetto, cioè una struttura sintattica enfatizzata ideologicamente come struttura logica razionale, tra gli anni 1650 e 1680 diventa pregnante nell’intera cultura francese, e se ne tratta in ambito grammaticale, logico e filosofico. Mi sono chiesto perciò : è possibile che una struttura di cui tutti si occupano in questo momento storico-culturale in Francia, a cui i logici intitolano testi, a cui Port-Royal dedica alcuni capitoli sia nella Grammaire che nella Logique, una struttura diventata così determinante, così sovrastante sui criteri di conduzione del pensiero, non abbia un riflesso nella pittura ? L’obiettivo diventa allora verificare cosa accade nella pittura francese tra 1650 e 1680 per trovarvi tracce della discussione ideologico-grammaticale dell’epoca. La difficoltà a ricostruire oggi quel momento di riflessione e di curiosità sta nel fatto che sono rimasti solo abbozzi di progetto, perché di progetto si tratta, non di lavoro svolto, fatto poi in collaborazione, raccontato in piccole sedute di cinque minuti come usava fare Marin fissando gli appuntamenti a boulevard Raspail, fatto che richiedeva di riuscire a condensare in cinque minuti le cose su cui poi lavorare. Riesaminando questi appunti trovo però che il lavoro era più avanzato di quanto ricordassi. Il primo problema affrontato era : la struttura grammaticale si fonda su una struttura logica che a sua volta si fonda su una struttura ontologica (è questo l’isomorfismo razionalista dei livelli grammaticale, logico e ontologico). La struttura ontologica è quella del soggetto come forma pregnante da cui consegue un’azione, a cui consegue un oggetto passivo. Cosa corrisponde in pittura alle entità di questa struttura logica ? Che cosa possono essere in un dipinto il soggetto, il verbo, e l’oggetto (o il complemento oggetto) ? La prima possibilità è che nel dipinto il soggetto logico e ontologico sia il soggetto tematico, ciò che viene considerato fonte dell’azione descritta o rappresentata. Il verbo può essere rappresentato dall’azione e l’oggetto è ciò che si trova a subirla. Per semplificare si pensava di analizzare solamente i casi in cui nel dipinto fossero rappresentate persone, o fatti con persone protagoniste, escludendo paesaggi e scene campestri. A questo primo spunto si univa la seconda questione che, dal mio punto di vista, era almeno ugualmente interessante, cioè lo scandalo del passivo. Leggendo i grammatici tra 1660 e 1680 si scopre che la costruzione linguistica con i verbi al passivo costituisce scandalo, perché i verbi al passivo permettono di organizzare una frase in cui i ruoli di soggetto e complemento oggetto sono rovesciati rispetto al ruolo logico-ontologico degli elementi protagonisti. Costruendo cioè una frase all’attivo, al soggetto logico-ontologico viene attribuita la posizione di soggetto grammaticale, mentre costruendo la frase al passivo si consente a ciò che è oggetto logico-ontologico di rivestire il ruolo di soggetto grammaticale. Tale forma linguistica è scandalosa perchè consente di fare apparire soggetto ciò che invece è complemento oggetto, rovesciando così la verità delle cose. La questione dello scandalo del passivo poteva avere una connessione con le forme della rappresentazione pittorica perché se è ricostruibile una forma o una struttura che possiamo considerare identica alla costruzione diretta in attivo, sulla superficie del quadro potrà essere possibile però rappresentare anche una qualche conformazione riportabile alla costruzione passiva.

Occorreva dunque individuare una sorta di norma rappresentazionale attiva corrispondente alla costruzione diretta linguistica e una forma pittorica corrispondente alla costruzione col verbo passivo. Tutto ciò che succede da qui in avanti è ipotesi, progetto, analisi abbozzate e non svolte. Dapprima si è pensato che se si tratta di trovare un corrispettivo della costruzione diretta all’attivo si può esaminare la posizione degli oggetti o delle persone rappresentate sulla superficie pittorica. Per esempio, nell’enunciato pittorico ciò che corrisponde al soggetto, che nella frase linguistica è posto in posizione iniziale, potrebbe essere posto in posizione centrale sulla superficie dipinta, sullo spazio del dipinto, oppure in una posizione più alta fisicamente rispetto a un oggetto posto più in basso, assumendo così ruolo di soggetto grammaticale attivo. L’ipotesi era che ciò che viene identificato come soggetto logico e tematico della rappresentazione sia costruito linguisticamente all’attivo quando è in posizione centrale o superiore nel quadro, così come, con l’identico criterio sottostante di una posizione spaziale privilegiata, viene posto nell’enunciato linguistico ad inizio frase. Allora anche lo scandalo del passivo trova una sua giustificazione o una funzione, perché nei casi di rappresentazione pittorica di fatti in cui sia indispensabile aggirare questa conformazione centrale o superiore ponendo necessariamente il soggetto logico in basso o in posizione marginale, allora si può utilizzare la costruzione al passivo, rendendola funzionale alla necessità di raffigurare il soggetto in basso. Ciò detto, il progetto resta tale, ed è un grande rammarico non aver potuto ampliare in una vera analisi questi spunti, che sono stati discussi ma sono rimasti da verificare. Ricordo che uno dei primi problemi affrontati era il dubbio di poter sempre identificare in un dipinto il soggetto logico. Non era possibile farlo in base al titolo del quadro, perché raramente viene dato dal pittore, e comunque difficilmente si conserva quello originale. Il secondo problema è il rapporto tra le posizioni che assumono i personaggi e gli oggetti sulla superficie con il gioco della profondità e della prospettiva (ne ha parlato in questi giorni Tarcisio Lancioni) : quale relazione si costituisce tra la posizione materiale reciproca degli oggetti dipinti con la posizione virtuale rappresentata dallo slancio di profondità ? È una delle difficoltà su cui ci si è fermati, rinviandola al seguito.

Secondo troncone che parte da questo abbozzo era la questione del Soggetto. Uno dei motivi dell’importanza di Port-Royal nella storia della logica e della grammatica è la fusione realizzata della nozione di Soggetto, ovvero il fatto che dalla Grammaire e dalla Logique di Port-Royal in poi il termine stesso sujet passa dall’ambito logico a quello grammaticale, mentre in precedenza non ci sono attestazioni concrete dell’uso della parola sujet, soggetto, in trattati grammaticali. È Port-Royal che ne fa una norma e che crea questa sintesi tra ordine logico e ordine grammaticale in modo assolutamente nuovo rispetto alla tradizione del Quattrocento, del Cinquecento e della prima metà del Seicento. Tuttavia il gioco di fondazione di questa nozione forte di Soggetto si svolge non solo tra grammatica e logica ma anche tra ontologia e filosofia. Riesaminando la riflessione filosofica intorno al 1630 (quindi Cartesio, che influenza Port-Royal, e Pascal), si nota, come è noto agli storici della filosofia, che nasce una nozione forte di Soggetto individuale identificato con la persona, cioè l’identificazione del soggetto personale come unione di ente fisico ed ente morale (o psicologico, come si dice oggi). Se si osserva la teoria grammaticale si ha l’impressione che il Soggetto diventi la fonte principale di tutto ciò che viene considerato traducibile in discorso. All’interno della grammatica si trae cioè la nozione forte di Soggetto della Logica come fonte di tutto ciò che avviene : nulla può avvenire se prima non c’è un Soggetto che sia in grado di farlo avvenire. Il rapporto tra soggetto e azione non è paritario : deve esistere un soggetto perché possa svolgersi un’azione. Questo tra l’altro è una delle modifiche operate in età moderna alla nozione di “verbo”, che viene identificato prima di tutto con un indicatore di azione, mentre nei grammatici latini la sua funzione principale era l’indicazione di un “tempo”. La nozione stessa di verbo è cioè plasmata diversamente in un quadro concettuale complessivo trasformato rispetto a Donato, Prisciano e Quintiliano. Vi è ora l’adeguazione degli elementi del quadro teorico alla celebrazione del ruolo fondatore del Soggetto in tutti gli ambiti, da quello grammaticale a quello ontogico e filosofico. La Grammatica e la Logica di Port-Royal sono una enunciazione esplicita e chiara della fondazione unitaria e pregnante del soggetto in tutti gli ordini : è possibile identificare qualcosa di simile anche nella pittura francese tra 1650 e 1680 ? Sarebbe possibile se esistesse una forma pittorica, un tipo di dipinto, o un unico dipinto concreto, il cui valore enunciativo sia forte quanto l’importanza avuta dai capitoli della Logique e della Grammaire di Port-Royal, e che assuma un’importanza particolare rispetto a tutti gli altri modelli raffigurativi in questa fase storica. Se la nuova nozione di Sujet è fondatrice di tutto, e tutte le altre vi devono fare riferimento e da essa devono partire, questa forza concreta è posseduta forse da uno specifico tipo di dipinto, in cui appaia un’entità fondatrice di ogni legittimità, un’entità che è corpo ma contemporaneamente è qualcosa di più, quindi non è solo una persona fisica concreta, ma è anche un simbolo, un ruolo, un garante. È qualcosa che fonda la legittimità, e quindi un’autorità ; è qualcosa da cui trae origine anche la lingua, quindi si tratta della fonte a cui fa riferimento la lingua. Nei dizionari e nelle grammatiche ciò che fa testo per la lingua tra 1640 e 1680 è la langue du roi : è il re che fonda la lingua. Un modello di raffigurazione che abbia questo forte valore enunciativo del soggetto deve essere in questi anni un modello di dipinto in cui sia incamerata e rappresentata la fonte di ogni autorità come Soggetto assoluto. Tale fonte può essere solamente il Sovrano. Può quindi esistere un modello di rappresentazione della Sovranità che fondi tale nozione di soggetto come preminente rispetto a tutti i suoi attributi, che ne sono conseguenze. Un quadro che in quegli anni abbia lo stesso valore della Logique e della Grammaire probabilmente rappresenta il Sovrano come fonte autonoma in sé, come fonte di legittimità prima di trarne e di dispensarne attribuzioni. Forse un portrait du roi in cui il sovrano sia rappresentato centralmente e spogliato di tutti gli attributi che riceve solo successivamente e conseguentemente alla sua fondazione dell’autorità, prima di attribuire lui stesso poteri e posizioni a entità che assumono ruoli solo in conseguenza della sua centralità. Forse un quadro assai differente da quelli che ci ha illustrato Omar Calabrese in cui il principe è circondato da attributi e determinazioni : in esso il principe prima di tutto è, ed è indipendente da tutte le attribuzioni che può ricevere solo successivamente.

Ma la ricerca di un tale quadro è il lavoro che è stato interrotto tra 1991 e 1992. Il progetto sarebbe stato mastodontico : occorreva una comparazione tipologica tra il ritratto del sovrano prima del 1640, dopo il 1680, il ritratto del sovrano in Francia rispetto ad altre nazioni, e per verifica il confronto tra la ritrattistica e la pittura francese in generale, tra la Francia e le altre nazioni. Non è stato possibile. E una simile intelaiatura di griglie ossessivamente sistematiche non era mai comunque gradita a Marin, non ne aveva bisogno per le sue intuizioni, i suoi ragionamenti, le sue conclusioni. Racconto perciò questo progetto come testimonianza di un lavoro che non è stato possibile svolgere, e come testimonianza della pazienza e dell’incoraggiamento che Marin sapeva dedicare a un giovane praticamente esordiente. Di questo progetto che avrei voluto svolgere con Marin, conclusa la ricostruzione storica del dibattito sull’ordine diretto nella grammatica della lingua francese, conservo ora gli appunti, insieme al ricordo della sua attenzione paziente quando ne parlavo con lui nella sua stanza in boulevard Raspail.

Roberto Pellerey
Università di Genova
roberto.pellerey@libero.it

Bibliografia

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Communication à la Tavola rotonda, « A partire dai lavori di Louis Marin/À partir des travaux de Louis Marin », organizzata dal Centro di Semiotica e di Linguistica, Urbino, 16-17 Luglio 1993, coordinata da Paolo Fabbri e Omar Calabrese.]